Archivio | maggio 2013

a Pina

Vorrei saperti raccontare,

potrei usare mille parole,

ma non riuscirei,

a spiegare l’ampiezza

del bene che il tuo cuore ha.

Nel momento di sconforto,

riesci col tuo sorriso

a liberare l’anima

di chi soffre…

Senza tanto rumore, riesci

ad essere presente,

nella vita di chi ami,

e in quelli che appena

hai conosciuto…

Sei una donna esile,

ma riesci a portare

e a dimezzare

i fardelli di chi

incontri sulla tua strada

continuando e restando

solo Pina…

Un fiocco di neve

che sa riscaldare

le anime del prossimo!

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tutte le stelle brillano

nel buio della notte più nera,
dietro la nuvola più fitta,
se guardi no con gli occhi
ma col tuo cuore…
scorgerai una stella.
E’ la tua stella, brilla
forse più delle altre.
I tuoi occhi vedranno
solo buio e incertezze
tu ricordati usa il cuore
e vedrai luci, arcobaleni
colorare la tua vita,
e strade da percorrere
in piano senza ostacoli
camminerai a testa alta,
senza paura,fiera
di esistere.

…Breve storia di un angelo diventato bambino…

Nel 1978,mese di settembre, con l’esattezza alle ore 19 del giorno 27,di mercoledì ,riuscii ad avere un bambino: per noi genitori, una bellezza rara, così pure per i parenti.
E come Abramo esultò di gioia, dimenticando Dio ,anch’io dimenticai il Mondo. Ora potevo essere felice, possedevo tutto!
Le privazioni della vita passata erano scomparse dalla mia mente…
Questa felicità fu breve.
Come un lampo a ciel sereno, così fu la tua vita. Una voce risuonò su nel cielo dicendo: Ti chiamerai Prospero, la tua vita sarà breve, ma nella sua brevità porterai la mia parola. Sarai di esempio al mondo con la tua sofferenza unirai il prossimo e farai amare chi soffre. Io sarò con te e dalle tue labbra uscirà la mia voce che dirà” Gesù fammi venire date, prendimi in braccio, fammi guarire”. La gente penserà che si tratti di guarire dalla tua malattia, ma la tua guarigione sarà la morte del tuo corpo e la santità della tua giovane anima immacolata…” Così fu!…
Avevi quindici giorni quando iniziò il tuo calvario.
Entrasti in ospedale il giorno 12 ottobre 1978; fosti accolto bene, forse perché tua zia lavorava in quel reparto, oppure perché la mamma nella sua stupidità sapeva accattivarsi la simpatia della gente.
Si fece di tutto ed una persona dall’aspetto freddo e spesso seccato cercava di capire qual era la causa del tuo malessere. Passò il mese di ottobre e questa persona dall’aria distaccata parlò in modo duro, ma leale, dicendo che tu dovevi essere trasferito a Napoli, però noi genitori, optammo per Pisa: rifiutammo Napoli,perchè non sarei potuta restare con te e avrei dovuto lasciarti solo e indifeso…
Il 3 novembre 1978 partimmo.
La sera arrivammo a Lucca e per trovare un albergo fu tanto difficile.
In quel momento mi balenò alla mente la figura di Giuseppe e Maria a Betlemme, però avevamo con noi anche Gesù Bambino.
Copierò dal diario di allora ciò che forse farà cogliere nel modo migliore le mie emozioni:
Pisa 5-XI-78
Caro Poppy ,quando sarai grande e leggerai questa pagina, forse ti meraviglierai della data che dice Pisa e non Cava de’ Tirreni ,ma, leggendo, forse capirai…
Il 27-X-78 hai compiuto un mese: questo mese, vorrei cancellarlo ,ma è bene che fin d’ora si inizi a sapere cosa preserva la vita di ogni uomo. Il 5-X-78 ho dovuto chiamare il medico per te, bambino mio, e il giorno 12 ottobre1978 ho dovuto ricoverarti all’ospedale di Villa Rende, dove hai sofferto e dove io ho tanto penato…
In tutti questi giorni le infermiere sono state tante mamme e tua zia Rosanna ha fatto tanto tanto. Come puoi vedere, nel mondo c’è anche gente buona.
Quando potrai capire, dovrai ringraziare il tuo pediatra Nicola Guida per l’impossibile che ha fatto…
Il giorno 3-XI-78 hai lasciato l’ospedale di Cava e siamo venuti all’ospedale Santa Chiara di Pisa, dove spero ti aiuteranno a guarire…
Forse vorrai sapere, quale malattia avevi da piccolo, così grave da destare preoccupazione, io te lo scrivo così ti farai una cultura: ipocalcemia.
Oggi 5-XI-78 il tuo papà è partito, ma ritornerà venerdì.
Questo è il tuo primo mese di vita…
I giorni passavano monotoni. Tanti bimbi che venivano ricoverati, tanti quelli che ritornavano alle loro casa guariti,e noi sempre in quell’ospedale.
Ad un certo punto, vedendomi fuori di casa a combattere forse per una causa già persa, incominciai a nutrire verso quell’esserino indifeso non più amore, ma qualcosa di cui oggi, solo a pensarci , provo vergogna.
Dopo tanti esperimenti venne fuori la causa della tua malattia, on più ipocalcemia, ma osteopetrosi.
Dai testi medici, malattia rara, pochi i casi.
Il 7 gennaio 1979 a casa ,ma senza più speranza.
Sorriso sui nostri volti per gli altri, ma condanna nei nostri cuori!
Volevo non credere la realtà! Infatti si potrà vedere ciò che pensavo da un altro brano del diario:
Cava de’ Tirreni 7 settembre 1979
I giorni con il mio bambino sono sempre identici. Oggi invece c’è stata una novità. Nella nostra città si festeggia la “Madonna dell’Olmo” e come in tutte le piccole città, quando c’è una festa arriva il Luna Park.
Così oggi per la seconda volta(la prima è stata ieri sera)Prospero è andato sulle giostre. Stamane dopo aver preso il suo latte, Prospero ha trascorso la mattinata a giocare con i suoi numerosi giocattoli, ascoltando le sue canzoncine. Verso le 11 è andato a passeggio, dopo di che ha fatto un sonnellino. Dopo pranzo ancora a passeggio per il nostro paesino, poi di nuovo a nanna. Così stasera, dopo cena, Luna Park. Prospero era meravigliato nel vedere tante luci, tanti colori e sentire tante canzoni accavallarsi .E’ andato sul trenino, sulla macchina della polizia, sull’aereo: era felice! Dopo una passeggiata al centro città siamo arrivati a casa stanchi, ma felici di questa nuova esperienza.
Mamma e Prospero

Come si può essere così stupidi,
come si può fuggire la realtà,
come si può illudere un essere umano che di razionale ha ben poco?!
Io ci riuscivo molto bene , non so perché lo facevo, forse per una ragione di vita o forse, meglio ancora, per la mia ignoranza!
Il diario continua così:
“Bimbo mio,
ormai sei quasi un ometto, hai 11 mesi. Quante sono state le pene, le preoccupazioni in questi mesi(e tutt’ora continuano),però basta guardarti mentre sfoggi un sorriso con i tuoi 5 denti per farmi dimenticare tutto!
Molti sono stati i tuoi passi avanti e ,non perché sei mio figlio ,sei intelligente. E ‘ vero non dici mamma e neppure papà, non cammini, non fai ciao, ma sai essere più espressivo di chiunque altro. Per i tuoi 11 mesi e per tutto ciò che hai sofferto, nel tuo mondo di bimbo sai essere un ometto, l’ometto di mamma e papà. Continui a non vedere nettamente, ma io penso che vedrai come tutti gli altri bambini, perché tu lo vorrai e con te noi genitori e anche quella stella che è lassù, la tua nonna Olmina.”

Mamma
Fiumi di parole, ecco cosa è stata la tua vita. Nel momento di scoraggiamento buttavo giù qualche scritto, l’ho sempre fatto, e così facendo mi sono costruita una corazza impenetrabile: nessuno riuscirà ad oltrepassarla.
Non ho parlato mai con nessuno altro ,neanche con tuo padre, perché sono convinta che è inutile parlare alla gente.
Sai ,Prospero ora sono fortunata, perché posso parlare con te, posso piangere sicura che nessuno mi veda.
Perché, ricorda :Alla gente non interessano i tuoi problemi…Fai vedere al prossimo che sei felice, anche se il dolore ti distrugge, così tutti impareranno a sopportare i propri dispiaceri. Non importa se il tuo io ,il tuo mondo, il tuo esistere si distrugge. E’ passato un anno della tua vita ed io l’ho ricordato così:

“Cava 27-9-1979
E’ un anno che stai con noi, tuoi genitori. Anche se le pene non sono mancate è stato un anno meraviglioso, il più bello! Lassù, le mie preghiere sono state accolte, tu stai ancora con noi e la cosa più importante è che migliori giorno per giorno. Mi è stato detto “Meglio un angelo in cielo che un delinquente in terra”
Meravigliose parole, ma il buon Dio vuole che tu ,angelo mio resti in terra per far felice una donna, mamma anche se molte volte peccatrice. ”

Mamma
L’ultima pagina dal tuo diario termina così:
La mamma ricorda. Ancora una parola sul mio bambino. Cosa posso scrivere?
Le tue pene sono le mie, i tuoi pianti sono i miei, i tuoi sorrisi sono pure i miei. Spero solo che un giorno tutto cambierà e ciò che stai vivendo ora ,sarà solo un brutto sogno.
I ricordi tuoi saranno i miei, già ormai sono rimasti solo quelli: in casa la tua culla vuota ,i dischi li hai portati via e quelli che sono a casa non si ascoltano più. Il tuo girello è tornato alla Nostra Famiglia.
Infatti l’ho rivisto il pianto negli occhi, nel ricordare le tue parole “Teresa nella motocicletta” Chi leggerà dirà che in italiano non si dice “nella ” motocicletta, ma tu potevi dirlo.
Hai voluto bene a tante persone e tante hanno ricambiato il tuo affetto. Il tuo organo sta spento, quando verrai metterò il tuo sediolino sulla sedia, così potrai suonarlo. Prospero lo sai? Ora abbiamo il telefono; un pò di tempo è passato ,però ora anche tu potrai telefonare. Gli amici della Sierra Alpha ti hanno portato il baracchino così potrai parlare con Zanzara, Anna Maria e con Pina. Ricordi cosa ti diceva Pina “ti dò lo zoccolo in testa” Però ti voleva bene.
Ti ricordi quando venivamo in ospedale? Tu solo che sentivi il rumore del depuratore, dicevi che non volevi sentire il treno, che non ti volevi “pungiare”, Prospero, quante volte ti hanno “pungiato”! Tutto inutile! Vero?!
Mamma e papà ti spiegavano perché facevano quei prelievi e tutte quelle trasfusioni. Speravamo di farti guarire! Sai, credevamo di sconfiggere il male. Eravamo idioti, ma idioti per amore !Continui le tue imitazioni? Eri abbastanza bravo. Dove stai adesso ti danno la cioccolata, il caffè, i biscotti e tutto quello che ti piaceva? Mi è stato detto che ora cammini da solo e che vedi tutto nettamente. Ora puoi correre al sole, al vento ,vai in bici e non hai più paura del mare. Non temi più nulla perché ora vedi!
Già ,tu sei felice. Ma quaggiù c’è qualcuno che corre come una farfalla impazzita in cerca di qualcosa, di qualcuno, in cerca di ricordi e di posti che parlano di un bimbo, un bimbo biondo dagli occhi grandi, dalla voce soave che ormai è muta.
Parlo di te a chiunque, ma la gente non può pensare a noi due.
Prospero, ora sei andato via e vivrai solo nei nostri ricordi. Per gli altri sarai un bimbo che ha sofferto o meglio un bimbo handicappato nel corpo, ma no nel cuore, come lo siamo noi, che ci riteniamo normali.
Un giorno la gente capirà, aprirà la porta di ferro che li fa ritenere superiori e così potrà comprendere chi soffre, chi è infelice .Ma non servirà a nulla compatire chi soffre, perché forse non ci siamo resi conto che la compassione non è amore.
E se un giorno qualche altra mamma avrà un esserino indifeso, non dovrà essere triste, non dovrà provare vergogna, né dovrà abbandonarlo per un figlio sano, perché con tutte le privazione, quell’esserino debole ,gracile, sarà per lei la soddisfazione di potersi considerare mamma.
Prospero, bimbo mio, ti ringrazio di avermi scelto come mamma e seppure ma 4 anni e mezzo sei ritornato tra gli angeli, spero che lo avrai fatto perché la tua opera era finita e non perché io non sia stata una buona mamma.
Ciao piccolo.
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vecchio cortile

Era nata donna,ma già da bambina, aveva capito che quello sarebbe stata la sua rovina,allora si divertiva a giocare con i maschi,sapeva tirare la trottola di legno meglio di loro e riusciva a farla girare nel palmo della sua mano per poi infierire su quelle dei suoi avversari.
Rubava le chiavi della credenza e le modificava per inserici dei botti e con un chiodo battendolo al muro riusciva a non fare mai cilecca il botto era sempre garantito.
Ha giocato a tappi nel quadrato, mai comprando bottiglie col tappo a corona, e possedeva sempre il tappo con la stella della san pellegrino valeva 10 tappi normali, quelle cose non si potevano comprare erano un superfluo e i soldi non bastavano mai in famiglia erano proprio pochi.
Sapeva tirare calci al pallone e riusciva a giocare anche se era femmina con i maschi,non aveva paura delle mischie anzi come tirava calci lei negli stinchi nessun maschio ci riusciva,quando litigava non tirava capelli alle avversarie lei partiva con un gancio sinistro,anche sua madre le ripeteva sei un maschiaccio,lei sorrideva,perchè sapeva che non era vero, gli affascinava quel mondo pieno di libertà e remore,dove tutto era permesso,con le bambole aveva giocato,ma non provava nessuna emozione,invece quanta adrenalina e quanto orgoglio invandeva la sua anima quando come per la prima volta si è lanciata di corsa giù per la discesa sul caretto di legno con ruote a cuscinetto e per freno un chiodo da sciacciare che immancabilmente ti faceva roteare perchè ne servivano due su entrambi i lati…
Altri tempi, giochi ormai dimenticati o forse mai conosciuti era ieri, un passato remoto esistito e forse dimenticato, cancellato, perchè non consono per una donna.
Ricorda un cappotto nuovo beige aveva dei bellissimi bottoni,ma lei riusci a giocarseli sempre nel quadrato con i suoi amici,si ricorda ancora le botte che ricevette dalla sorella e dalla madre;passò l’intero pomeriggio a giocare a quel maledetto quadrato ,gli schiaffi gli avevano bruciato la pelle ,ma più di tutto il suo cuore,la sera si ritirò con uno scatolo di scarpe pieno di bottoni di ogni forma e colore ,ma i bottoni di quel cappotto odiato a morte non c’erano…
Come dimenticare il giorno della prima comunione, era da poco morta la nonna ,ma lei non se ne era accorta perchè la nonna uscì di casa per andare in ospedale e non era più tornata, le mancavano i manicaretti che col niente riusciva a renderla felice,ma ora senza di lei non c’era nessuno che la chiamava dal terrazzo per farla rientrare.
Anche il giorno della sua prima comunione riuscì a beccarsi botte dalla sorella ,perchè non curante dell’abito femminile, da piccola sposa, lei penso bene di giocare a pallone e di strapparlo,quel abito doveva essere la promessa alla Madonna per far guarire sua madre,ma lei non lo sapeva aveva solo 9 anni, però ricorda sua madre vestita con una gonna nera e una camicia bianca e nera a fiori, perchè era in lutto per la nonna che non era più tornata,e poi ne possedeva ancora la foto.
Quel cortile è rimasto lì,qualche volta è ritornata,ma non aveva più quel fascino di allora,neppure le persone erano le stesse tante erano passate a miglior vita altre avevano cambiato casa chissà se la felicità e se i ricordi dei tempi che furono,non siano stati dimenticati.
Oggi vorrei quel cortile per sentirmi per una sola volta felice e spensierata anche se nessuno mi chiamerà da quel terrazzo e nessuno mi picchierà se mi giocherò i bottoni della mia esistenza!
giochi antichi

chissà se fossi sport

Se fosse possibile rinascerei sport
chissà come sarei amata e vista…
Ogni giorno milioni di maschi
passerebbero il loro tempo
a guardarmi e giudicarmi
e perchè no sarei…
motivo dei loro discorsi,
forse ne andrei fiera!
Forse è meglio restare
quel che si è…
una donna,forse non troppo
una madre,quello tanto…
il resto non conta,
va bene così!
Perchè se invece di essere uno sport
sbagliassero la mia richiesta…
sarei un pallone,o una pallina
allora si che sarebbe peggio!

palloni e palline

mai demordere…

I miei silenzi
contro la vita,
le mie incertezze
contro chi me le procura.
La mia forza
verso chi non mi capirà mai!
Io ci sono e vado avanti
ho tanto da scoprire
e tanto da realizzare
Se sono qui un motivo c’è
non posso essere…
un vuoto a perdere!

passato ancora presente.

Mi sento come un contenitore,in tutti questi anni non ho fatto altro che ascoltare,ascoltare spesso soffrendo per quello che mi veniva confidato,ma restavo lì in silenzio anche se avrei voluto urlare e magari piangere…
Se un giorno esplodessi secondo me procurerei più danni di una bomba atomica, allora bisogna trovare il modo di tenere sotto controllo tutto e tutti, così tutti i fiumi continueranno a scorrere sotto i ponti fino ad arrivare al mare dove mischieranno le acque e tutto si rinnova e passa.
Ho scelto di vivere sempre di più in casa,anche se a volte la solitudine, pesa tanto,la supero con telefonate ad amici e parenti.A volte vorrei poter osservare la loro espressione quando la ricevono chissà,poi pensandoci un pò credo che quasi tutti abbiano l’opzione chi è,quindi potrebbero sempre non rispondere se proprio li annoiassi.
Vorrei cambiare tante cose,ma so che è impossibile, allora mi rattristo e penso sempre come trovare una soluzione,ma poi mi guardo allo specchio e mi rimprovero da sola, continuando a ripetermi che non servo a niente…
Spesso mi nutro di sogni con la speranza che si realizzano,anche se fino ad ora, quasi nessuno è arrivato nel mondo della realtà,ho imparato ad accontentarmi,ma qualche volta mi capita di dire ,ma perchè tutto a me dove ho sbagliato…Forse niente e tutto l’errore maggiore è stato nascere e crescere con convinzioni a dir poco eteree,inesistenti…
Nessuno mi capirà e chi si avvale di tale capacità mi fa sorridere perchè neppure chi mi è vicino, c’ è mai riuscita, per le mie sorelle sono pazza e chissà altro, hanno immaginato chi sa cosa sui miei comportamenti,ma non hanno mai capito che nel mio modo da casinista perenne era nascosto altro, le mie verità ben pochi le conoscono un giorno ve le racconterò una tra tanta ho dovuto abbandonare il mio fare di bambina e diventare adulta in una notte di Maggio dove un temporale ha saputo nascondere il mio pianto e nessun abbraccio mi ha difeso dai rumori dei tuoni e dal bagliore che illuminava una stanza piena di letti e di bambine che non capivano perchè dovevano essere li, quando altre coetanee, magari passavano la notte del temporale nel lettone dei propri genitori…
Fu allora che conobbi la morte nel cuore e il freddo della mia anima che non è più andato via…

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